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giovedì 11 maggio 2017

L'assassinio di Giorgiana Masi a Wikiradio Oggi

(Giorgiana Masi, foto del documento d'identità)

Il 12 maggio 1977 venne uccisa, durante una manifestazione di piazza, la studentessa diciottenne Giorgiana Masi.

Erano quasi le 20 quando la ragazza, assieme al fidanzato, si trovava in Piazza Giuseppe Gioachino Belli. A seguito di una manifestazione (pacifica) organizzata dal Partito Radicale, erano scoppiati violenti scontri tra le forze dell'ordine e i manifestanti, a cui si erano aggiunti membri della sinistra extraparlamentare.
Giorgiana venne improvvisamente colpita all'addome da un proiettile: inutile la corsa in Ospedale.

Due le ipotesi: "fuoco amico" (come sostenuto da Francesco Cossiga, all'epoca Ministro dell'Interno) oppure forze dell'ordine in borghese. 
La verità non è mai venuta fuori anche se anni dopo la morte della studentessa Francesco Cossiga dichiarò che era a conoscenza di chi avesse ucciso la Masi, ma di non volerlo dire pubblicamente. 

Ogni anno, il 12 maggio, Giorgiana  viene ricordata con manifestazioni; a 40 anni dalla morte, la giovane sarà ricordata anche da Wikiradio Oggi venerdì 12 alle 11:30.


"Anna Magnani. Un'attrice dai mille volti tra Roma e Hollywood". Un libro di Barbara Rossi

(Foto inlomitrust)

Barbara Rossi, appassionata di cinema, docente, ha scritto un libro su  Anna Magnani, concentrandosi soprattutto sul breve periodo hollywoodiano dell'attrice italiana.

Intervista (a cura di Claudia Bertanza)

- Perché un libro sulla Magnani?
- Il mio amore per l'attrice è nato parecchi anni fa, da ragazzina, grazie a un nonno che amava molto il cinema e con il quale guardavo moltissimi film, principalmente western, ma non solo, anche le commedie italiane degli anni Cinquanta. E ho iniziato lì ad amare Anna Magnani; è stato prima di tutto un fatto emotivo, istintivo. Mi piaceva quest'attrice, mi piaceva come era pettinata, mi piaceva come si muoveva... Poi sono cresciuta e ho iniziato a vedere altri film, come "Roma città aperta" o "Bellissima" e ho voluto cercare di capire che attrice sia stata, al di là dei moltissimi ruoli che ha interpretato. E soprattutto ho voluto saperne di più sul periodo americano, che è poco raccontato, ma che invece è ricco di aneddoti interessanti. Il mio libro vuole essere un punto di partenza, uno spunto per capire come mai a un certo punto un'attrice così amata ha deciso di lasciare l'Italia. E lì, in quei pochi film (tre in tutto) stanno le risposte, c'è una Magnani diversa da quella che avevamo conosciuto in Italia (la popolana, la mamma...).

- Perché la Magnani decide, a un certo punto, di andare in America?
- Perché si sentiva costretta nei soliti ruoli che le offrivano, come quello della mamma. Le sue, però, erano sempre maternità tragiche, non risolte. Anna voleva mostrare un volto diverso, ricoprire altri ruoli... e questo, forse, le è riuscito solo in parte. Altro ruolo stereotipato era quello della popolana, con il quale tutti noi la abbiamo amata e che la caratterizza ancora, anche come donna, nonostante lei non fosse così: ci teneva a dire che aveva studiato, frequentato il Conservatorio, la scuola di recitazione. Ed era una persona colta, le piaceva leggere, informarsi.

- Il periodo americano, però, è durato poco. Perché?
- Prima di tutto, bisogna ricordare che lei non è mai stata "americana" fino in fondo. In questo periodo, durato 4-5 anni, lei andava e veniva, non si è mai ambientata completamente nella realtà americana, anche per i ritmi di lavoro. Lei aveva ritmi più lenti, più rilassati, non era fatta per stare sul set secondo gli orari americani. Per quanto riguarda i ruoli, lei diceva che l'unica volta in cui, sul set, si era sentita libera, non costretta, era stato nel primo film girato, "La rosa tatuata", di Mann, per il quale, prima attrice italiana, vinse l'Oscar. In seguito si trovò nuovamente costretta in ruoli stereotipati, come quello della migrante. Non è riuscita, alla fine, a dare di sé un'immagine diversa. 

- Secondo te, la Magnani poteva dare di più? 
Secondo me sì, sicuramente. Il mondo del cinema, a un certo punto, l'aveva messa su un piedistallo, la adorava, ma la voleva solo nei ruoli già detti. Poteva dare di più sia in Italia, sia in America, se solo fosse stata lasciata più libera di esprimersi. Secondo me la Magnani non è stata solo una grande artista di teatro e di cinema, io penso sia stata veramente un'artista completa. Mi ha colpito molto leggere un'intervista rilasciata in America dopo il successo del film "La rosa tatuata", in cui lei afferma che le sarebbe piaciuto fare la regista. Aveva un grosso senso dello spettacolo, conosceva tutti i meccanismi. Per farsi un'idea di questo basta leggere i fitto carteggi tra l'attrice, i registi e i produttori, in cui lei dà consigli sul montaggio delle scene, per esempio, perché sapeva come avrebbe funzionato una scena, quanto fossero diversi teatro e cinema. E sappiamo che si arrabbiò molto quando i suoi consigli furono ignorati. 

- Chissà cosa avrebbe fatto, come regista...
- Domanda interessante, l'ho pensato anch'io... chissà cosa avrebbe fatto? Resta purtroppo un vuoto. 

- Oltre ad aver spulciato gli archivi, hai anche incontrato le persone che hanno conosciuto la Magnani?
- Sì, ho incontrato Luca, l'amatissimo figlio di anna. Luca è una persona molto riservata, così come lo era la mamma e vorrebbe che si parlasse più della Magnani attrice e meno della Magnani donna, che è stata spesso al centro di quello che oggi chiameremmo "gossip", per i suoi amori tormentati. 

- Hai un film del cuore di Anna Magnani?
- Sono molto legata al terzo film della sua avventura americana, "Pelle di serpente" di Sidney Lumet, in cui lei recita accanto a Marlon Brando. I due non andavano d'accordo, ma furono legati da reciproca stima fino alla fine. Poi, ovviamente, ho sempre nel cuore, come tutti gli italiani, quella corsa dietro alla camionetta in "Roma città aperta". 

La presentazione di sabato 6 maggio alla libreria "LIBeRI TUTTI", La Spezia.