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lunedì 13 febbraio 2017

Sanremo 2017: finale a sorpresa



Eravamo rimasti al bilancio delle prime due serate dove si constatava la lentezza della kermesse festivaliera, penalizzata da una conduzione di due personalità diverse e forti che di fatto tenevano la rassegna nell’impasse. Una volta bilanciato il problema, non si potevano comunque cancellare le canzoni dei big che mai come quest’anno erano appiattite nella mediocrità.

Anche la scelta di alcuni ospiti si è dimostrata discutibile; la moglie di Ramazzotti con un minutaggio di presenza inspiegabile, ma ancor di più la tale Tina Kunakey Di Vita, ragazzotta dalla capigliatura estesa quanto la Toscana che non si saprà mai chi è e cosa ci facesse all’Ariston. Sollecitata più volte da Conti sulla quantità di sangue italiano presente nelle vene, questo soggetto misterioso ad un certo punto se n’è andata lasciando il presentatore con un palmo di naso.

Le Nuove Proposte hanno portato delle belle canzoni, superiori a quelle di molti presunti big, la vittoria di Lele con “Ora mai” è il premio per la grinta di questo diciannovenne ma anche il secondo classificato, Maldestro è da tenere d’occhio per il futuro.



La serata delle cover è stata vinta con pieno merito da Ermal Meta che ha riproposto la splendida “Amara Terra Mia” di Modugno in maniera personale, ma senza stravolgerla, uno dei momenti più alti del Festival.



Le cose migliori da ricordare di questa edizione di Sanremo sono state: l’omaggio della prima serata a Tenco, ai soccorritori delle zone terremotate, l’esibizione del Piccolo Coro dell’Antoniano che ha fatto tornare tutti bambini, il gruppo sudamericano che suona strumenti riciclati dalla spazzatura, i Ladri di Carrozzelle ed il loro inno alla vita, la performance di Zucchero con annesso omaggio a Pavarotti, lo show a tutto campo di Mika, la stralunata Diana Del Bufalo, uno spasso. Da Virginia Raffaele e da Maurizio Crozza ci si aspettava quel guizzo che è un po’ mancato, soprattutto il comico genovese sembra abbia tenuto il freno a mano tirato o forse ha abituato tutti troppo bene.

Se tra i big eliminati strada facendo non ci si stupisce delle due coppie in gara, hanno fatto scalpore quelle di Al Bano, di Gigi D’Alessio e di Ron. Il primo è stato penalizzato sia dai recenti problemi fisici che ne hanno inficiato la proverbiale abilità vocale, sia da un brano piatto da dimenticare in fretta. Anche Ron ha presentato un pezzo né carne né pesce, mentre il melodista partenopeo paga un cliché musicale ripetitivo che alla lunga stanca. Più di quella di Giusy Ferreri, forse erano altre le canzoni poco convincenti; la formula dei 22 big non ha funzionato, meglio sarebbe concentrare la qualità ma qui bisognerebbe vedere quanto la pressione delle case discografiche incida sulla faccenda.

Gli ascolti hanno dato ragione a Carlo Conti, direttore artistico del Festival e responsabile numero uno della valutazione generale. Sarebbe da capire come sia possibile che parlando con dieci italiani, almeno otto dicano di non seguire Sanremo, spesso con aria schifata, quando lo share è altissimo, ma questa è una storia che si perpetua da anni ormai. La strana coppia Conti-De Filippi ha dato adito non al classico gossip nazional-sentimentale bensì a quello su di un’imminente ipotetica entrata in Mediaset del conduttore fiorentino, in una sorta di scambio alla pari. La conduzione in coppia non sembra aver aggiunto o tolto qualcosa all’interesse nei confronti del Festival, staremo a vedere gli sviluppi sebbene le voci di corridoio tendano a smentire l’ipotesi citata sopra.

Rispetto alle edizioni degli ultimi anni, snelle e spartane, è sembrato dispersivo spezzare il ritmo della gara con tutte quelle incursioni di ospiti o pseudo tali. Come storia musicale, Sanremo 2017 ci lascia con un senso d’incompiutezza; la favorita Mannoia (raramente i bookmakers sbagliano) ha un brano interessante, ma non è bastato, benino Paola Turci, la canzone di Michele Bravi era tra le migliori, ma la voce del ragazzo è da harakiri. Dei Big esclusi abbiamo già detto, Ermal Meta ottiene il terzo posto, non male i brani di Elodie, di Masini e Zarrillo; il sesto posto di Sergio Sylvestre è forse generoso considerando che il mastodontico ragazzone è imprigionato in uno stile a fondo cieco mentre stavolta Chiara non ha brillato ed anche da Fabrizio Moro ci si aspettava di più.

Il vincitore, a sorpresa è quindi il carrarese Francesco Gabbani con “Occidentali’s Karma”, un brano che ironizza sulla tendenza a scimmiottare le filosofie orientali alla maniera occidentale. Scimmiottare è il termine giusto, vista la presenza sul palco del gorilla a supporto del testo; difficilmente questo brano diventerà un classico della musica italiana, ma è confezionato per quei cinque minuti di spensieratezza che solo Gabbani ha saputo interpretare nel modo migliore all’interno di un Festival tendente al grigio: “Lezioni di Nirvana c’è il Buddha in fila indiana, per tutti un’ora d’aria, di gloria. La folla grida un mantra, l’evoluzione inciampa, la scimmia nuda balla, occidentali’s karma…”.



(Fabrizio Bordone)

La pecora Dolly a WikiRadio Oggi



Il 14 febbraio 2003 moriva Dolly, la prima pecora clonata. 


Dolly è stata prodotta al Roslin Institute in Scozia nel 1996. Gli scienziati annunciarono la sua nascita solo l'anno successivo, il 23 febbraio 1997. Il nome "Dolly" le fu dato in onore della prosperosa cantante country Dolly Parton, dato che la cellula usata per la clonazione fu una cellula mammaria. L'ispirazione per tale nome venne al suo allevatore.
Dolly ha avuto tre madri: una fornente il nucleo di una cellula non germinale e quindi il DNA (la vera pecora clonata), un'altra la cellula embrionale denucleata e l'ultima è la madre surrogata. Tramite tale metodo Dolly è stata clonata, a partire da una cellula somatica di una pecora donatrice di 6 anni. 
Il 9 aprile 2003 i resti impagliati di Dolly sono stati posti al Royal Museum di Edimburgo, che fa parte del National Museum di Scozia.

La storia di Dolly, che suscitò grande interesse, ma anche moltissime polemiche, anche dal mondo scientifico, verrà raccontata da WikiRadio Oggi nella puntata di martedì 14 alle 11:30.


C'era una volta Studio Uno, miniserie in due puntate per celebrare il varietà



Va in onda, stasera (lunedì 13) e domani, su Rai 1 in prima serata la miniserie  "C'era una volta Studio Uno", un omaggio alla televisione di una volta. 

La trama
Giulia (Alessandra Mastronardi) 25enne in procinto di sposarsi con un ingegnere e che dopo un colloquio come segretaria, viene assunta nel Servizio Opinioni, Rita (Diana Del Bufalo), ragazza madre che sogna di diventare una cantante ma viene scartata ai provini e impiegata come sarta e la bellissima Elena (Giusy Buscemi) che, su spinta di un dirigente Rai, riesce ad entrare nel corpo di ballo. Nel cast della miniserie oltre alle tre protagoniste, figurano anche Giampaolo Morelli, Simone Gandolfo (ligure di Imperia), Andrea Bosca, Domenico Diele, Gianmarco Saurino, Antonello Fassari, Edoardo Pesce, Riccardo Rossi ed Enrico Iannello.

"Studio Uno" andò in onda su Rai 1 (che si chiamava Programma Nazionale) dal 1961 al 1966 e fu un'innovazione nel mondo della tv. Basato su programmi televisivi americani, era un originale mix tra canzoni, balletto e scenette comiche e contribuì a lanciare le (allora) sconosciute gemelle Kessler, Don Lurio, Walter Chiari, solo per citarne alcuni.
A "Studio Uno" è legato anche il nome di Mina: la tigre di Cremona non era propriamente una sconosciuta, poiché aveva già partecipato al Festival di Sanremo e ottenuto un buon successo con "Tintarella di luna", ma con questo programma divenne una diva a tutti gli effetti. 






"Nilla ultima regina", un libro di Enzo Giannelli



Il Museo Virtuale del Disco e dello Spettacolo presenta “Nilla ultima regina”, di Enzo Giannelli, Edizioni “Il Discobolo”, primo volume che racconta la biografia della regina della musica italiana, Dionilla -Nilla- Pizzi. 

L'opera di Giannelli parte dal 1918, con la narrazione dell'incontro tra Angelo Pizzi e Maria Casarini, che si innamorano e che, l'anno successivo, diventeranno genitori di una bambina di nome Dionilla. Ripercorre l'infanzia e l'adolescenza della futura regina, dal rapporto con la famiglia ai primi passi nel mondo della musica. Gli incontri celebri, i concorsi radiofonici, i primi applausi. Questo volume arriva al 1943: in quell'anno “nasce” Nilla Pizzi. Il maestro Luigi Astore, autore di “Baciami piccina”, “ribattezza” la giovane cantante, che aveva appena firmato un contratto di un anno con l'Eiar. Dionilla, “separata da Dio”, diventa così Nilla.

Per acquistare il libro, in edizione limitata, con copie autografate dallo scrittore, è sufficiente scrivere a museovirtualedeldisco@gmail.com. Il prezzo al pubblico è di 50 euro, comprensivo delle spese di spedizione. È possibile pagare tramite pay pal o bonifico bancario. I dettagli verranno forniti al momento dell'ordinazione. Al volume è allegato un elegante segnalibro.

Scorrere le pagine della monumentale biografia di Nilla Pizzi (che Enzo Giannelli ha inteso articolare in più volumi per la vastità del periodo trattato,  entro il quale si svolge la vita e la carriera della cantante, una carriera durata ininterrottamente per tre quarti di secolo) equivale a sfogliare le pagine del Novecento italiano, ripercorrendone passo passo, non solo le varie stagioni della canzone, ma anche i grandi e piccoli avvenimenti che ne hanno caratterizzato la storia e le mode. In questo ampio affresco d'epoca -dove agisce una delle voci più affascinanti di ogni tempo, le cui vicende canore hanno rappresentato un vero e proprio fenomeno di costume- la penna dell'autore scivola leggera e minuziosa, rendendo vivo e palpitante ogni momento della lunga narrazione.

L'autore.
Enzo Giannelli, scrittore, giornalista, critico musicale, operatore culturale nel settore musicale, è nato e vive a Roma. Dal 2015 collabora con Radio il Discobolo (scrivendo e conducendo programmi di canzoni in collaborazione con Roberto Berlini), organo ufficiale del Museo virtuale del disco e dello spettacolo (ideato e curato da Massimo Baldino), che opera nella città di Sanremo (con diramazione in tutto il mondo). Al Museo (al quale ha donato la sua intera collezione di dischi in vinile e di spartiti musicali), collabora con biografie di artisti e curando il blog Jezebel.

"Dal fonografo al microsolco" in viaggio per l'Italia



Dopo la pausa sanremese, ritorna "Dal fonografo al microsolco" con la coppia Sandro Alba-Massimo Baldino: quello di questa settimana sarà un viaggio attraverso l'Italia, oltre che attraverso la musica. 

Ascolteremo, tra le altre, "Una notte a Venezia", interpretata da Carlo Buti e la famosissima "Firenze sogna" cantata da Oscar Carboni con il Trio Lescano e l'Orchestra Barzizza. 

E, per celebrare il nostro amato Paese, quale miglior canzone di "W l'Italia", bellissimo brano del 1979 di Francesco de Gregori? Ci sarà spazio anche per questa, nella puntata di questa settimana. Non perdetevela!

Sandro e Massimo vi aspettano:

- martedì alle 10
- mercoledì alle 14:30
- giovedì alle 18
- venerdì alle 21