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sabato 20 febbraio 2016

Berlino: Orso d'oro a Gianfranco Rosi

L'unico film italiano in concorso a Berlino, Fuocoammare di Gianfranco Rosi, ha vinto l'Orso d'oro. Il docu-film, che racconta il flussodei migranti verso le nostre coste, è stato girato nel corso di un anno a Lampedusa.


Il regista è stato premiato dall'attrice Meryl Streep, Presidente di Giuria.

Complimenti!

La lista dei vincitori:
Orso d'oro per il miglior cortometraggio: Balada De Um Batráquio di Leonor Teles
Orso d'argento, premio della giuria per il miglior cortometraggio: A Man Returned di Mahdi Fleifel
Orso d'agento, gran premio della giuria: Death in Sarajevo di Danis Tanovic
Premio Audi per il miglior cortometraggio: Jin Zhi Xia Mao di Chiang Wei Liang
Miglior opera prima: Inhebbek Hedi di Mohamed Ben Attia
Premio Bauer per l'innovazione: Lullabay to the Sorrowful Mystery di Lav Diaz
Orso d'argento per il contiributo artistico: Mark Lee Ping-Bing per l'arte cinematografica in Chang Jiang Tu (Crosscurrent) di Yang Chao
Orso d'argento per la miglior sceneggiatura: Tomasz Wasilewski per Zjednoczone stany micocci (United States of Love)
Orso d'argento per il miglior attore: Majd Mastour per Inhebbek Hedi (Hedi) di Mohamed Ben Attia
Orso d'argento per la migliore attrice: Trine Dyrholm per The Commune
Orso d'argento per il miglior regista: Mia Hansen-Love per Things to Come

Pomeriggio con... Carla Boni

Domenica 21 alle 16:30 su Radio Il Discobolo andrà in onda la rubrica "Pomeriggio con..." dedicato a Carla Boni. 

La cantante ferrarese nacque nel 1925 e morì nel 2009. La sua consacrazione risale al 1953, quando vinse il Festival di Sanremo, scalzando Nilla Pizzi, assieme a Flo Sandon's con la canzone Viale d'autunno.



Ma quel Festival non le portò solo il successo professionale; infatti fu in quell'occasione che Carla Boni iniziò la sua storia d'amore con il collega Gino Latilla. I due si sposarono nel 1958 e negli anni Ottanta, assieme a Nilla Pizzi e Giorgio Consolini, fondò il gruppo Quelli di Sanremo, con cui si esibì in piazze e teatri.

Finché la malattia non la vinse, continuò a comparire in televisione in vari programmi dedicati al revival della musica italiana.




C'era una volta in America... a Wikiradio Oggi

Domenica 21, alle ore 11:30, Wikiradio Oggi si occuperà di "C'era una volta in America", il celebre film del 1984 di Sergio Leone, interpretato da  Robert De Niro, James Woods e Elizabeth McGovern.
Il film uscì, in prima proiezione, il 17 febbraio del 1984 a New York, mentre in Italia arrivò il 28 settembre dello stesso anno.



Presentato fuori concorso al 37º Festival di Cannes, è il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del tempo, preceduto da C'era una volta il West (1968) e Giù la testa (1971). 
Tratta dal romanzo di Harry Grey The Hoods del 1952, la pellicola narra, nell'arco di più di quarant'anni (dagli anni venti ai sessanta), le drammatiche vicissitudini del criminale David "Noodles" Aaronson e dei suoi amici nel loro progressivo passaggio dal ghetto ebraico all'ambiente della malavita organizzata nella New York del proibizionismo e del post-proibizionismo. 
Malgrado lo scarso successo di pubblico alla sua uscita, col passare degli anni è stato definito unanimemente come uno dei film più belli di sempre, posizionandosi quasi sempre nelle classifiche dei film preferiti di pubblico e di critica.

www.wikipedia.it

Letteratura: è morto Umberto Eco.

Poche ore fa Umberto Eco è morto. Il grande scrittore, filosofo semiologo aveva 84 anni. Il suo ultimo libro è uscito un anno fa, il 5 gennaio 2015 (giorno del suo compleanno); edito da Bompiani, si intitola "Anno zero".

Noi lo vogliamo ricordare con le sue regole per parlare bene l'italiano. 


1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.

(tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Milano, Bompiani, 2000)