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lunedì 15 febbraio 2016

Speciale Wikiradio per un artista speciale: Leopoldo Fregoli

Come lui, forse, c'è solo Arturo Brachetti. 



Attore, sceneggiatore, regista, ma soprattutto trasformista: stiamo parlando di Leopoldo Fregoli (1867-1936), artista famoso per la sua abilità nel trasformarsi in vari personaggi durante i suoi spettacoli. Per lui è stato coniato il termine fregolismo ed è addirittura citato in una malattia psichiatrica:  si parla di sindrome di Fregoli riferendosi al delirio di persecuzione da parte di un individuo che, ogni volta, appare con una fisionomia diversa.



« Fregoli!. Come dire Zakatam! O Zip, o Flash...Una parola che evoca un effetto fulminante! ...star mondiale della belle Epoque ma ancor più enfant prodige senza tempo, così mi piace immaginarlo: un bambino che si diverte a trasformarsi, fare scherzi, sparire e apparire come un folletto iperattivo. E come ogni creatura di fantasia continuerà a vivere, perché noi ne abbiamo bisogno... »

(Arturo Brachetti, Fregoli-la biografia, 2011)

Sulla tomba di Fregoli campeggia l'epitaffio: Qui Fregoli compì la sua ultima trasformazione.

La storia di Fregoli andrà in onda:

- Martedì alle 14:30
- Giovedì alle 18
- Venerdì alle 21
- Sabato alle 10

Carlo Buti, Jimmy Fontana e Wilma De Angelis tra i protagonisti di "Dal fonografo al microsolco"



La nuova puntata di "Dal fonografo al microsolco" partirà con un rarissimo disco tratto dalla serie "Piccole Meraviglie"... Ospiteremo poi Crivel in un'incisione effettuata con l'Orchestra jazz sinfonica Canobbiana e Carlo Buti in un brano del tempo di guerra, "Madonnina dei soldati". 



Gli anni Cinquanta, invece, si snoderanno attorno alle voci di Nuccia Bongiovanni e Claudio Villa. Ci sarà poi spazio per le cover e ascolteremo Jimmy Fontana con "My world" e Mina, ancora Baby Gate, con "Be bop a lula".
E parleremo anche degli esordi a 78 giri di Dina Boldrini (www.enciclopediadelledonne.it)

Infine, il disco della NET: un'incisione di "Canzonetta d'amore", affidata alle voci di Wilma De Angelis e Bruno Pallesi.

"Dal fonografo al microsolco" vi aspetta:

- Martedì alle 21
- Mercoledì alle 10
- Giovedì alle 14:30
- Venerdì alle 18




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Sanremo 2016, luci e ombre

Il sipario sul Festival di quest’anno si era aperto sulle note di Starman di David Bowie, giusto tributo al grande artista recentemente scomparso. Quello che cala, è invece un sipario che lascia in eredità un Sanremo che ha visto una modesta qualità delle canzoni in gara e che ha dato l’impressione di essere strabicamente diviso tra la celebrazione del passato e la stretta attualità. 



Un banchetto pantagruelico, con lo chef Carlo Conti a dirigere le operazioni in cucina, coadiuvato da una chef emergente, la vera vincitrice del Festival, Virginia Raffaele. Un’abbuffata di ospiti e di celebrazioni, di premi alla carriera, di momenti toccanti e cadute di stile. 
Tra i primi, la presenza di Ezio Bosso, una delle tante eccellenze italiane che hanno trovato maggior fortuna fuori confine che non in Patria. Direttore delle più prestigiose Orchestre internazionali, ha dato una lezione di grinta ed energia con la sua straripante voglia di vivere, non intaccata da una malattia di quelle che progrediscono in maniera inesorabile. 
Tra i secondi, il pasticcio della votazione rifatta che oltretutto ha permesso di vincere alla canzone Amen per le nuove proposte.

 Ma nel gigantesco barbecue di Sanremo, la carne al fuoco è stata tanta. Passerà alla storia come il Festival più schierato di sempre, in questo caso, pro unioni civili, sostegno alla causa manifestato da tanti concorrenti con i nastri arcobaleno. Ma anche la presenza del grande Elton John andava in questo senso oltre alle dichiarazioni esplicite di Ramazzotti. Un altro argomento di attualità, le tragedie del mare con i disperati che perdono la vita nella traversata, argomento trattato con inaspettata profondità da un Nino Frassica commovente e dalla ripescata (ironia della sorte…) Irene Fornaciari con il suo brano. Si parlava di premi alla carriera a partire dai 25 anni del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, una delle delusioni del Festival, perché per l’occasione ci si aspettava uno sketch non visto e rivisto.
 E che dire di Patty Pravo? Ora che ha celebrato i 50 anni di una carriera sfolgorante, forse sarebbe il momento di farle notare che non è più in condizione di cantare dal vivo ed è un peccato visto il brano di classe presentato. 
Altro momento imbarazzante, il buon Roby Facchinetti, anch’egli in debito d’ossigeno, surclassato al canto da un Dodi Battaglia in gran spolvero per la cosiddetta reunion finale dei Pooh. Cosiddetta, perché con il figliol prodigo Riccardo Fogli, il quintetto andrà avanti imperterrito per almeno tutto quest’anno, anno tra l’altro bisestile… 

Nel grande cast di comici che ha visto un Brignano sottotono e il duo Panariello-Pieraccioni sotto di due, ha trionfato la grande sorpresa del Festival, Virginia Raffaele. L’imitazione di Carla Fracci è stato forse il momento più esilarante della kermesse, da sola valeva il biglietto, senza però dimenticare le parodie di Donatella Versace, della Ferilli e di Belen. L’assistente di Conti è stata la vera rivelazione e ne esce a pieni voti. 



Lo stesso non si può dire degli altri due “aiutanti”; se da una parte Garko e la Ghenea hanno appagato gli occhi maschili, femminili e misti, per il resto, la loro presenza ha avuto la stessa espressività e vivacità del famoso Esercito Cinese di Terracotta

Dopo aver appreso che Cristina D’Avena si esibisce da anni in pubblico e che Renato Zero se ne sta volentieri in casa, ci si chiede chi abbia vestito in quel modo Arisa e la brava Francesca Michielin in tenuta da Amish la prima sera. 

Una considerazione seria sul pubblico dell’Ariston va fatta. Non è più una platea di snob impellicciati che assistono schifati allo spettacolo ma un pubblico partecipe, che si scalda e che non lesina standing-ovations quando necessario. Cosi’ è stato per l’algida Nicole Kidman, per il succitato Bosso, per i Pooh, la Pausini, Elton John e Ramazzotti. Lo stesso pubblico, è stato trascinato dalla verve del rapper Rocco Hunt che, con Clementino, ha certificato che in Italia, il genere rap ha preso la strada di una connotazione melodica ben lontana dai rabbiosi ghetti newyorchesi. Tra le canzoni più interessanti, vale la pena citare quella di Ruggeri, il brano di Noemi soprattutto per il testo, il solista Bernabei che senza i Dear Jack rende al meglio, la delicata Michielin, seconda classificata e i soliti geniali Elio e le Storie Tese. Questi ultimi, hanno portato un brano composto da sette ritornelli diversi tutti in sequenza, Vincere l’Odio, titolo che fa il verso a Perdere l’Amore di Ranieri. La vittoria finale, meritata, è andata agli Stadio con una canzone dal testo profondo, Un Giorno Mi Dirai. Questo longevo gruppo, che tanto ha vissuto di luce riflessa con grandi collaborazioni, Lucio Dalla in primis, vede premiata una carriera onesta e professionale. Il loro brano parla del rapporto padre-figlia e, sollecitato da una giornalista che intravvedeva uno spot pro famiglia tradizionale, Gaetano Curreri, voce e leader, ha risposto: “Una figlia è una figlia, quello che conta è dare amore”. 

Ecco, appunto.



(Fabrizio Bordone, articolo originale su www.laspeziaoggi.it)
                                          

Mille canzoni portate dal vento...

Dopo le fatiche sanremesi, i nostri Enzo Giannelli e Roberto Berlini tornano con la loro trasmissione "Mille canzoni portate dal vento". La nuova puntata avrà come oggetto le canzoni racconto.



Non perdetevi la trasmissione!

- Lunedì alle 14:30
- Martedì alle 10
- Mercoledì alle 18

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Buon compleanno, Principe de Curtis: 118 anni fa nasceva Totò



Il 15 febbraio del 1898 a Napoli nasceva Antonio de Curtis, in arte Totò. Definire Totò in poche righe è praticamente impossibile, ci limitiamo a ricordarlo con una delle scene più belle e divertenti non solo dei suoi film, ma (probabilmente) della storia del cinema italiano.

Totò, l'onorevole Trombetta e quel trombone di suo padre...

Radio Il Discobolo festeggia il "Principe de Curtis" con una puntata di Wikiradio Oggi in onda oggi, lunedì 15, alle 11:30.

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Un secolo fa... Intervista a Bruno Martino

La rubrica "Un secolo fa... Storie e Personaggi del Novecento", che propone interviste "d'annata" ai grandi personaggi dello spettacolo italiano, questa settimana ci propone Bruno Martino.
Cantante, compositore, pianista italiano, nato nel 1925 e scomparso nel 2000, fu famoso soprattutto tra gli anni Cinquanta e i Settanta. Tra le sue canzoni più famose, "Estate", "E la chiamano estate", "la ragazza di Ipanema" (cover di una canzone brasiliana, "Garota de Ipanema").



Ha partecipato anche al Festival di Sanremo del 1961, assieme a Jula de Palma, con la canzone "A.A.A. Adorabile cercasi", senza arrivare in finale. I suoi brani sono stati re-interpretati da moltissimi cantanti, tra cui Fred Bongusto, Peppino di Capri e Franco Califano. 

La trasmissione andrà in onda:

- Lunedì alle 10:00
- Martedì alle 18:00
- Mercoledì alle 14:30
- Sabato alle 21