Il nostro sito

Il nostro sito
Per info o richieste musicali 380 2399151 (+39)

giovedì 29 ottobre 2015

Il Trio Lescano su Radio Il Discobolo

Domani, venerdì 30, alle ore 10 C. Loffredo condurrà "Toh chi si risente", trasmissione dedicata al Trio Lescano.



Le sorelle Lescano (Sandra, Caterinetta e Giuditta), cognome italianizzato di Le-Chan, nacquero in Olanda, da artisti circensi e arrivarono in Italia come ballerine acrobatiche, scoprendo poi di avere grosso talento per la musica. La loro fu una carriera intensa, ma breve (dal 1936 al 1943), interrotta dai tragici fatti della Seconda Guerra Mondiale
Alla fine del conflitto le tre sorelle provarono a tornare sulla cresta dell'onda: al posto di Caterinetta entra nel gruppo la ventunenne Maria Bria, ma il successo, almeno nel nostro Paese, ormai appartiene al passato e le Lescano iniziarono a esibirsi in Sud America, ma anche questa seconda carriera dura poco.


Maria Bria, la "quarta sorella Lescano", è ancora in vita (ha 90 anni) .

www.trio-lescano.it




Buon compleanno, Rino Gaetano!

Esattamente 65 anni fa, il 29 ottobre del 1950, nasceva a Crotone Rino Gaetano, geniale cantastorie della musica italiana, tragicamente morto il 2 giugno del 1981.
Lo ricordiamo con questo articolo scritto da Fabrizio Bordone e pubblicato su www.laspeziaoggi.it.



Il nonsense che aveva un senso: Rino Gaetano

Controcorrente sempre e comunque, dissacrante verso tutto e tutti senza curarsi delle conseguenze, coerente fino alla precoce fine, questo era Rino Gaetano. Un cantastorie atipico e, a suo modo, geniale, sicuramente originale e volutamente stravagante. Uno spirito libero e pungente, “alieno ad ogni compromesso” come citava in uno dei suoi brani più famosi, Nuntereggaepiù. Un pezzo lunghissimo ed emblematico, dove elencava, impietosamente, i personaggi più in vista dello spettacolo, dello sport, della politica, della società e dell’industria. Uno scioglilingua pirotecnico con un titolo adattato in un gioco di parole, al genere musicale che stava emergendo in quel periodo, il reggae. Unico in quei tempi a permettersi di sbeffeggiare un leader amato e rispettato anche dagli avversari come Enrico Berlinguer, imitandone l’accento sardo. E non risparmiava la Famiglia Agnelli, i potenti di sempre, i padroni del capitalismo italiano. Eppure, ospite del Costanzo Show, conduttore a sua volta citato nel brano (era già onnipresente…) fu gratificato dalla Senatrice Susanna con parole di ammirazione. Calabrese di nascita, adottato da Roma, mosse i primi passi nel Folkstudio dove conobbe Venditti e De Gregori. Da subito, il suo atteggiamento fu oggetto di discussioni, Rino non aveva preso posizione politicamente e questo, per quegli anni, significava una sorta di ostracismo, di emarginazione. Agli inizi si dedicò soprattutto al cabaret e ad alcune apparizioni teatrali e nel contempo si diplomò in ragioneria. Il primo vero 45 giri conteneva un brano che già fu soggetto ad interpretazioni, “I love you Maryanna”, alcuni la vedevano come una strampalata canzone d’amore, altri come un’esaltazione della celebre erba, celata nel nome.

Rino Gaetano non aveva una bella voce, era roca, aggressiva, sgraziata, lui stesso agli inizi insisteva con i discografici per far cantare i propri brani a qualcun altro, in seguito si rivelò come un marchio di fabbrica. Dopo aver scritto alcune canzoni per altri artisti e dopo una sfortunata apparizione a Canzonissima, venne il primo successo con “Ma il cielo è sempre più blu”. Si trattava di un lungo brano, diviso su due facciate, dove Rino parlava del disagio sociale, della quotidianità  e di tematiche individuali con il suo stile diretto ed asciutto: “chi suda il salario…chi odia i terroni…chi sogna i milioni…chi è morto d’invidia o di gelosia…” e via discorrendo. All’epoca, questo brano permise a Gaetano di farsi conoscere da un pubblico più vasto, ma fu solo ben dopo  la sua morte che divenne la sua canzone simbolo per antonomasia.



Per la critica, il suo genere musicale era definito “nonsense”, termine inappropriato, dovuto più al modo di porsi, di cantare ed al look caratterizzato dal cappello a tuba che non per il significato dei testi, vieppiù evidenti. Sull’onda dei primi consensi, esce il secondo album, “Mio fratello è figlio unico”, altro geniale esempio dell’acutezza del cantautore calabrese. Nel pezzo omonimo, anche questo molto lungo, si parla di solitudine ed emarginazione con la consueta amara ironia già insita nel titolo: “mio fratello è figlio unico perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone…mio fratello è figlio unico deriso, declassato, frustrato, dimagrito…”. Il terzo album, Aida, contiene il brano omonimo, musicalmente il più riuscito, forse la canzone più bella nel senso classico del termine: “Lei sfogliava i suoi ricordi, le sue istantanee, i suoi tabù. Le sue madonne, i suoi rosari e mille mari e alalà…”. Questo brano è un excursus dell’Italia dal fascismo agli anni ’70, usando come metafora la celebre opera di Verdi, altro capolavoro di genialità di Rino. Il successo definitivo giunse con la partecipazione a Sanremo con il brano “Gianna”, poco amato dallo stesso Gaetano perché da lui ritenuto troppo commerciale, eppure il risultato fu clamoroso, un inaspettato terzo posto ed ora tutti conoscevano Rino Gaetano. Oltretutto, fu la prima volta che sull’istituzionale palco dell’Ariston, venne pronunciata la parola “sesso”, presente nel testo, fu una svolta epocale.



La già citata Nuntereggaepiù arrivò subito dopo attirandosi gli strali della censura da parte della Rai. In origine, nel brano, veniva nominato anche Aldo Moro, il suo nome fu rimosso dopo i noti tragici fatti che lo videro coinvolto. Il ribelle, ma coerente Rino, abbandonò una manifestazione dove gli fu impedito di cantare questa canzone, in un’altra occasione rifiutò il playback fumando una sigaretta per tutta la durata del brano. Dopo il successo di Gianna entrò in crisi compositiva, scrisse altre canzoni ad oggi poco ricordate e arriviamo al fatale 1981. Ai primi dell’anno rimase illeso dopo un pauroso incidente stradale ma la sorte non lo risparmiò pochi mesi dopo, a giugno quando, a soli trent’anni, schiantò la sua macchina contro un camion. L’amico Venditti parlò di troppa cocaina che girava nell’ambiente e si prese una querela dai familiari di Rino. Venne ricoverato e respinto da vari ospedali prima di spirare ed un suo brano di dieci anni prima, narra di un giovane morto nelle stesse circostanze, citando due dei tre degli ospedali che in effetti non lo accettarono, una premonizione da pelle d’oca.

Come i grandi artisti, Rino Gaetano è stato rivalutato dopo la scomparsa e ci piace immaginarlo, con il suo sorriso beffardo e con il cappello a tuba, in quel “cielo sempre più blu…”.

(Fabrizio Bordone)