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domenica 25 ottobre 2015

Tenco 2015, ultima serata. Il contributo di Freddy Colt



Si è conclusa ieri sera la 39° edizione del Tenco 2015, "Tra la Via Aurelia e il West". Molti gli artisti che hanno celebrato Francesco Guccini.
Come nei giorni scorsi, Freddy Colt ci ha inviato la sua cronaca, che ascolterete su RadioIlDiscobolo stasera alle 19 e domani mattina alle 11.

E se siete troppo curiosi per aspettare, al link www.4shared.com e ascoltatela subito!

Grazie a Freddy Colt per i servizi e a Walter Martinelli per il lavoro di montaggio.


Quel giorno, al funerale di Nilla Pizzi... (Un ricordo di Cesare Cavalleri)

Il 12 marzo 2011 a Segrate moriva Nilla Pizzi. 
Oggi vi proponiamo un articolo che Cesare Cavalleri, socio della nostra Associazione, ha scritto nell'aprile 2011 per il numero 602 della rivista "Studi cattolici".



Eravamo in molti, non moltissimi, il 15 marzo alle 14,45, ai funerali di Nilla Pizzi, nella chiesa di Sant’Eufemia, in corso Italia, a Milano. Giornata grigia, in questa strana primavera che, dopo aver consentito la fioritura dei ciliegi giapponesi simmetricamente disposti sul sagrato, adesso minacciava pioggia. 
Ma quegli alberi fioriti erano un implicito omaggio al repertorio della Pizzi, che di Ciliegi rosa, di Larue-Louiguy (1951), aveva fatto un cavallo di battaglia.
La sera prima ero andato, alle 18, a rendere omaggio alla camera ardente nella clinica Capitanio, in via Mercalli. Non c’era nessuno, se non la fida assistente della Pizzi, che mi ha spiegato l’inutile intervento chirurgico di tre giorni prima, su una persona che il 16 aprile avrebbe compiuto 92 anni. 

Nilla era composta nella bara, e attraverso una spessa lastra di vetro, la si vedeva ben pettinata e ben truccata, con una camicetta a scaglie coloratissime e brillanti, come le piaceva negli ultimi tempi (Nilla non è mai stata felicissima nella scelta del guardaroba).
Il funerale è stato officiato da un sacerdote troppo giovane per conoscere davvero chi aveva davanti e l’omelia è stata genericamente spirituale. Ma più volte il sacerdote si è imbattuto nella parola «nulla», in assonanza involontaria con il nome «della nostra sorella Nilla». Al termine, è stata letta una poesia tanto volonterosa quanto kitsch, tutta rime obbligate.
All’uscita, con l’inevitabile applauso (ma in quale altro modo si può esprimere l’affetto, stemperare la commozione?), ho riconosciuto Giorgio Consolini e Wilma De Angelis, colleghi fedelissimi di tante tournées di Nilla Pizzi in Italia e all’estero. Mi hanno poi detto che c’erano anche Iva Zanicchi e Ombretta Colli, ma non le ho individuate.

È scomparsa, con Nilla Pizzi, un’Italia che si è voluto troppo in fretta dimenticare. Ritorniamoci su, in questo contrastato 150° dell’Unità. Tutto era cominciato con una canzone, Grazie dei fiori, al 1° Festival (radiofonico) di Sanremo.



Siamo nel 1951, l’Italia sta ricostruendo le case rizzando, in molte zone, impalcature ancora di legno. La melodia (bellissima, immortale) di Saverio Seracini è struggente, e l’orchestrazione del maestro Angelini conferisce al finale un pathos che ricorda l’addio della Traviata. La gente ha voglia di vivere, va a ballare col vestito della festa, ma l’immaginario interiore è tutto sentimentale: Nilla Pizzi che, nella canzone, respinge le rose rosse di un antico innamorato che forse vorrebbe ricominciare, dà prova dolente di fermezza, di dignità ferita. Il trionfo, com’è arcinoto, avviene l’anno dopo, il 1952, quando Nilla Pizzi arriva prima, seconda, e terza al Festival, con Vola colomba, Papaveri e papere, Una donna prega. 
Nessuno come lei avrà saputo interpretare il sentire degli italiani. Era vivissima, al tempo, la questione di Trieste, e la Pizzi voleva essere colomba per volare laggiù dal suo amore che, «inginocchiato a San Giusto», pregava per il suo ritorno. Già, perché allora non si aveva pudore di mettere nelle canzoni anche la preghiera: Nilla Pizzi non è mai stata troppo devota, ma nel 1952 anche i non devoti sapevano di dover pregare. Fu l’acme del successo e da allora Nilla Pizzi divenne «la Regina della canzone».
 Ma già l’anno dopo, quando tentò, con Campanaro, di bissare il successo di Vola colomba, le fu preferito il  romantico Viale d’autunno cantato da Flo Sandon’s e da Carla Boni, e qualcuno cominciò a bollarla come «patriottarda».

Ecco, questo è il (mal)costume di casa nostra: non si può applaudire qualcuno senza, al contempo, denigrare qualcun altro. Come si verificò puntualmente a Sanremo nel 1958: vinse, meritatamente, Domenico Modugno con Nel blu dipinto di blu, ma l’Edera di Nilla Pizzi, dello stesso Seracini di Grazie dei fiori, è una canzone straordinaria, della migliore tradizione melodica e appassionato
inno all’amore fedele.
 Poteva esserci posto sia per le nuove tendenze, sia per la melodia, come, per esempio in Francia, Juliette Gréco e Yves Montand hanno continuato a cantare Les feuilles mortes, anche ai tempi del rock e dopo. Da noi, no.
Nilla Pizzi in archivio, nonostante i successi internazionali e l'inossidabilità della voce. Per lei solo qualche comparsa in programmi pomeridiani di nostalgia, un fuggevole omaggio per il 50° di Sanremo, e l’anno scorso, per il 60°, un’apparizione un po’ grottesca con mantello di Regina sorretto dai cinque valletti.
Eppure lei si ostinava a cantare, anche in televisioni private, anche in spettacoli di provincia. Perché era nata per cantare, e solo il canto era la sua vita, ancorché abbandonata dalle case discografiche e a corto di repertorio. Nel 1994 un effimero ritorno a Sanreno, con una «Squadra Italia » formata da vecchie glorie degli anni ’60. Negli ultimi decenni a Nilla Pizzi si è continuato a chiedere solo la replica infinita di Grazie dei fiori, di Papaveri e papere, dell’Edera. Eppure aveva un repertorio ben più vasto e in molti ricordano le sue interpretazioni di Non è la pioggia, È stata un’avventura, Dopo di te, Che si fa, Desiderio ‘e sole con cui vinse il primo Festival di Napoli, nel 1952.



Splendida la sua versione italiana di Verde luna, che nel film Sangue e arena, una maliziosissima Rita Hayworth eseguiva alla chitarra (e forse era doppiata), per un frastornato Tyrone Power. Ma per Nilla Pizzi, per la sua voce inarrivabile, densa e morbida come un velluto nero (invano Milva aveva tentato di imitarla), non c’era più spazio. Era iniziato il lungo esilio della «Regina», e ogni volta che le veniva concesso un siparietto per la milionesima replica di Grazie dei fiori o di Vola colomba, lei si prestava perché non aveva altra scelta, ma con atteggiamento di ingiustizia patita, di credito non riscosso. E finiva per diventare una presenza colpevolizzante.
In realtà, con Nilla Pizzi, si è inteso archiviare l’Italia che lei impersonava. Un’Italia operosa, fondamentalmente sana, che premiava la professionalità, che non aveva paura dei buoni sentimenti,
che sapeva distinguere lavoro e tempo libero, politica e canzonette.
Quando è nata Nilla Pizzi, l’Italia aveva sessant’anni. Adesso che se n’è andata a quasi 92, siamo qui a celebrare un 150° in ordine sparso, ancora divisi. Senza fiori, senza colombe. A Sanremo, quest’anno, ha vinto Roberto Vecchioni che, in questa «maledetta notte che dovrà pur finire», non ha da offrire altro che «musica e parole». Ricetta insufficiente per una diagnosi sbagliata.

(Cesare Cavalleri)

Gran Galà dedicato a Vittorio Paltrinieri: domenica alle 18 con Simone Climon

Care ascoltatrici, cari ascoltatori

siete pronti a una  nuova, entusiasmante settimana con Radio Il Discobolo? Domenica 25 ottobre, alle ore 18, Simone Climon vi aspetta con il suo Gran Galà, dedicato al cantante e musicista Vittorio Paltrinieri, grande amico di Walter Chiari, divenuto famoso negli anni Quaranta. 



Biografia
Inizia lo studio del pianoforte all’età di 4 anni…. la musica, come è solito dire, è il suo grande amore! 
Un carissimo amico d’infanzia lo accompagnerà in questo intenso periodo: Walter Chiari.
Nel ‘46 iscritto a sua insaputa da un amico a un Concorso in Rai vince tra centinaia di partecipanti, e diventa Pianista e Cantante dell’Orchestra del Sciorilli , con il M° Sciorilli inizia la sua carriera discografica incidendo dischi per la FONIT famosa casa discografica milanese, che in quel periodo aveva artisti come il M° Kramer, Natalino Otto, il Quartetto Cetra e molti altri.
Dopo pochi mesi, il M° Kramer ha l’occasione di ascoltare le sue registrazioni, ne rimane colpito e lo ingaggia come cantante nella famosissima Orchestra Kramer ( ‘47’48’49): tre anni di dirette radiofoniche, maturando un notevolissimo successo.
Definito da numerose testate giornalistiche dell’epoca “La Voce che Sorride” , era famoso per il timbro melodioso e caldo della voce, e per il notevole swing.

Le registrazioni di allora venivano effettuate su un disco di cera, e….. la “prima” era buona…. NON ESISTEVA AUTOTUNE …o cantavi o te ne andavi !!!
Solo negli anni che vanno dal ’46 al ’50 incide più di 1000 dischi, tenuti ancora oggi come prezioso archivio d’epoca.
Nonostante il grande successo radiofonico, la sua voce e le sue canzoni venivano mandate in onda quotidianamente, da Roma improvvisamente arriva una comunicazione, in cui veniva vietato a tutti i cantanti definiti moderni (genere swing) di cantare in diretta, previo un esame d’obbligo. Questo “strano” provvedimento colpisce oltre Paltrinieri anche Natalino Otto, Bruno Pallesi, Corrado Loiacono, e altri ormai conosciuti beniamini del pubblico radiofonico.
Fu davvero un colpo, basso per tutti questi bravi e preparati artisti, che comunque, aldilà della comunicazione Rai, sentivano ugualmente la loro voce e le loro canzoni trasmesse più volte al giorno.

Milano allora dominava il mercato discografico, e sicuramente questo aveva infastidiva molto qualcuno che “contava” giù a Roma… 
Le porte della RAI si riapriranno solo nel  1954.,
Stava partendo nella capitale una nuova trasmissione radiofonica Kramer propone a Paltrinieri di parteciparvi.
Tornato alla radio collabora con i M° Bruno Canfora, M° Barzizza, M° Brigada e tanti altri.
Musicista, ma anche appassionato di strumentazioni elettroniche innovative per la registrazione e la tecnica del suono, a fine anni ’50 primi ’60, fu il primo a realizzare in Italia il sistema della sovrapposizione delle voci registrate,incidendo brani corali di grande capacità di estensione vocale: dalla voce piena fino ai falsetti più acuti !

Conosciutissimo anche in Spagna e in Portogallo per molti anni si recherà in tournée a Madrid a Lisbona, e in una di quelle occasioni verrà ricevuto da Re Umberto di Savoia che ne apprezzerà le di lui, notevoli doti musicali.  
Negli anni ’60 le mode cambiarono, il genere musicale di quegli anni non gli apparteneva più
Lavora come compositore realizzando famose pubblicità televisive per “Carosello”.
Nel ’64 la Fabbri Editore lo contatta e gli affida la composizione di tutte le musiche originali delle mitiche “FIABE SONORE” tra cui la leggendaria “ A MILLE CE N’E ”……..quanti bambini hanno sognato su questa dolcissima musica…..naturalmente cantata con la sua voce inconfondibile!
Nel ‘70 fonda FONOPLAY sala di registrazione che lo vede impegnato nel realizzare migliaia di sigle, spot televisivi, dischi e a lavorare con le grandi orchestre.


Negli anni ’90 all’età di 70 anni si ritrova con una voce ancora giovane e fresca, decide così di realizzare “Sogno Romantico” un cd contenente le più belle canzoni dei “suoi “amati tempi, cioè degli anni ‘40’50, stupende pagine di musica …. da Unforgetteble, a My way, Dream, e tante altre.